Archivio Mensile: febbraio 2011

Auckland

Due righe veloci da Auckland in attesa del volo che mi riporta in talia.
La settimana in nuova zelanda con Sebastiano e Yari e’ volata, abbiamo fatto piu’ di 1300 km in macchina da Picton a Christchurch passando dalla costa ovest e poi attraverso Arthur’s pass.
Arrivero’ a Roma mercoledi’ pomeriggio.
Ci sentiamo quando saro’ in terra natia!

4 mesi in Polinesia

Oggi è l’ultimo giorno in ufficio, probabilmente l’ultimo giorno con internet, salvo qualche sporadico accesso dalla Nuova Zelanda per un rapido controllo della posta.

Potrò dire di aver vissuto 4 mesi in Polinesia e di aver imparato diverse cose, e qui di seguito elencherò solamente le principali conquiste:

· aprire le noci di cocco con un machete, con una bottiglia di vetro o con un’altra noce di cocco

· indossare tutti i giorni la gonna

· mangiare il riso e quasi tutti i cibi con le mani

· qualche parola di samoano

· teoricamente come arrampicarsi su una palma

· cucinare pasta per una decina di persone

· come preparasi all’arrivo di un ciclone

· guidare sulla sinistra col volante a sinistra

· comunicare con le sopracciglia

· come correre con gli infradito

Ho anche fatto molte cose che in Europa certamente non avrei avuto occasione di fare:

· raccogliere cannella

· raccogliere il frutto del cacao in una foresta

· riconoscere l’albero del caucciù.

· raccogliere banane

· assaggiare un sacco di frutti tropicali strani

· mangiare canna da zucchero e cercare di estrarne succo per cocktail

· fare snorkeling sulla barriera corallina

· fare il bagno di notte in una specie di caverna

· sedersi nel cassone di un pickup e viaggiarci per ore

· fare lo scivolo su delle cascatelle nella foresta

· fingere di essere sposato con figli

· cenare con ministri che fanno strane domande …

· guidare attraverso un torrente in piena

Poi credo di dover aggiungere, che mi è stato d’aiuto, ma solo marginalmente :-P , anche aver conosciuto le persone che mi hanno accompagnato in questa avventura a Samoa.

L’aver lavorato per la più grande organizzazione internazionale e averne conosciuti pregi e difetti. Ho anche lavorato praticamente senza supervisione e con qualche responsabilità.

Non so se questo sarà l’ultimo post che scriverò su Samoa. Certamente (?) l’ultimo da Samoa. Probabilmente terrò il blog per i viaggi prossimi e futuri anche come memoria storica e per rimanere in contatto con tutti

Fa’afetai tele lava

Thanks to everybody for yesterday evening!

It was completely unexpected and also a great surprise for me, even if somebody of you gave me some little clues…

The food was very good (thanks Daniela for cooking gnocchi and fettuccine al ragù) and company entertaining. It was a pleasure for me to see how many people attended my farewell dinner. I did not read yet the dedications on the poster, and I’m going to do it soon!

Daniela, Carin and Ophelie have done a really great job hiding all the organization and setting up all the evening. They deserve a special mention!

As soon as I manage to get the pictures of the evening I will publish them here on the blog…

Capodanno: 1 – 2 Gennaio 2011

La mattina dopo, con forse un po’ di hangover, ci siamo alzati con calma, una colazione frugale con papaia e una minuscola fetta di torta avanzata dalla sera precedente, poi di corsa in un’acqua limpidissima a godere di uno splendido sole. Ridendo e scherzando si erano già fatte le 11 del mattino, e noi volevamo approfittare al massimo della nostra visita sull’altra grande e poco abitata isola anche perché avevamo noleggiato una delle ultime macchine disponibili vista la grande affluenza. Quindi prezzo alto essendo stagione altissima e perciò dovevamo approfittare al massimo anche del mezzo.

Seguendo le direttive della lonely planet e soprattutto i consigli dei colleghi internazionali ci siamo diretti alle fale dove avremmo trascorso la notte successiva, prima attraversando un bosco di palme da cocco in una strada sterrata, poi guidando sull’unica strada semi deserta ovviamente lungo la costa.

Raggiunto in nuovo posto, abbiamo scoperto che era il compleanno della proprietaria, quindi per pranzo era chiuso ed era in corso una grande festa, con tutti i capi dei villaggi intorno, con danze musica e banchetti. Ma noi ancora intontiti dalla sera precedente siamo scappati dal baccano anche se invitati e siamo andati in cerca di fiumi con cascate in cui fare il bagno e i blowholes.

I blowholes sono dei buchi nello strato di lava solidificata in cui le onde frangono e ogni volta che un’onda si intrufola e frange, sembrano delle ciminiere da cui esce vapore. In realtà sono solo spruzzi d’acqua vaporizzata ad alta pressione, ma l’effetto è davvero interessante e scenografico. Un po’ come credo e mi aspetto che sia lo sfiatatoio di una balena.

Dopo i blowholes e dopo esserci fermati nell’unico negozio aperto per prendere del banana bread, siamo andati in cerca di fiumi con cascate in cui poter fare il bagno e magari anche tuffarcisi. Con un po’ di ricerche e fermando chiunque si camminasse per strada siamo riusciti a trovare la via per raggiungere una cascatella. Manovre incredibili per posteggiare e finalmente riusciamo a immergerci in un’acqua gelata e oramai all’ombra perché il sole si era già nascosto dietro la cascata… e dietro alcune nuvole. Infatti dopo pochi minuti è iniziata a cascare dal cielo un po’ d’acqua. Ancora una volta come a sliding rocks ci siamo trovati in mezzo a una folla di mezzi Samoani mezzi Kiwi tornati a Samoa per un mesetto per le riunioni di famiglia.

A quel punto si era fatto ora di cena per Samoa (18.00) e siccome eravamo alloggiati in un posto veramente samoano abbiamo chiamato per dire che eravamo in ritardo, che ci preparassero e conservassero qualcosa per il nostro ritorno.

Cena col sole che si tuffa in acqua davanti a noi e poi immediatamente dopo il crepuscolo mangiati vivi dalle zanzare. Ci siamo rifugiati nella fale che era a noi riservata e buonanotte. Anche perché eravamo stanchi morti.

Il giorno seguente l’abbiamo dedicato al rientro alla base, continuando a vedere paesaggi e fale in posizioni meravigliose, completamente nascoste dalle mangrovie dalle quali ti puoi tuffare in una laguna direttamente dal balcone.

Arrivati al porto di Upolu ci siamo posti il problema di come raggiungere Apia senza spendere una fortuna, ma il problema ce lo siamo posto troppo tardi perché i 3 autobus erano gremiti di gente e non c’era posto per uno spillo. Iniziando a chiedere un passaggio a chiunque avesse avuto un’automobile abbastanza grande, alla fine siamo riusciti ad ottenere un passaggio da un ennesimo Samoano che era qui per la riunione famigliare e tornava verso la capitale dopo aver accompagnato la sorella al porto.

Devo dire che siamo stati assisstiti dalla fortuna perché quelli sono stati gli unici 2 giorni di sole in tutto gennaio.

Capodanno: 31 Dicembre

Dopo qualche giorno di tribolazione per l’organizzazione siamo riusciti a trovare da dormire nelle fale sulla spiaggia più a ovest del mondo e anche un modo per raggiungere l’altra grande isola di Samoa. Savaii. Ero con un’altra UNDP tirocinante francese e un UNESCO tirocinante dagli USA.

Il primo passaggio per raggiungere il porto dalla città, ce lo ha dato un collega originario di Savaii che tornava al suo villaggio per festeggiare il nuovo anno con la famiglia.
Il tutto si è rilevato molto interessante perché abbiamo scoperto un sacco di cose su Samoa e su questo collega fino a quel momento poco conosciuto (perché spesso ubriaco, anche in ufficio) ma rivelatosi molto interessante e dai trascorsi avventurosi.

Appena saliti in macchina, alle 8 del mattino, ci ha offerto una birra… dopo un primo timido rifiuto da parte nostra che ancora non avevamo fatto colazione, la seconda volta non ce la siamo sentita di rifiutare. E la restante ora e mezza di viaggio per il porto è andata avanti così… tra racconti della vita del collega (alcuni poco credibili), una birra, un brindisi cordiale, una barzelletta e via discorrendo.

Giunti al porto abbiamo avuto la bella sorpresa che il nostro Virgilio è anche intimo amico del capitano del battello Lady Samoa II che ci avrebbe portato a Savaii quindi abbiamo avuto un trattamento da principi nella cabina del comandate con tanto di pranzo ancora birre e racconti di varie infanzie samoane. Per poi giungere quasi alticci a mezzodì finalmente a Savaii.

Noleggiata una macchina in loco, ci siamo diretti senza esitare verso Falealupo, il villaggio più a ovest! Guidando abbiam avvistato una desolata spiaggia di sabbia nera senza nessuno, e senza esitazione alcuna abbiamo parcheggiato e camminando 5 minuti tra le palme l’abbiamo raggiunta ed eravamo completamente soli e non abbiamo dovuto pagare l’ingresso!

Dopo esserci rinfrescati e rilassati per una mezz’ora siam saliti in macchina e abbiamo proseguito per la nostra destinazione, e tra negozietti vari, un benzinaio chiuso e uno aperto e alte cose abbiamo raggiunto Falealupo.

Ad attenderci avrebbero dovuto esserci dei peacecorp statunitensi e degli aussie volunteers, ed effettivamente erano lì ma facevano cricca tra di loro senza considerarci molto. Alcuni degli aussi sono effettivamente stati più cordiali e ci hanno addirittura salutato e ci hanno indicato le fale che ci erano state assegnate!

Le fale sono delle capanne molto semplici senza mura ma con solo soffitto di foglie di palma e pavimento in legno costruite sulle spiagge, rialzate dal suolo, ci sono 2-3 materassi appoggiati per terra su uno stuoino o su una brandina in quelle più lussuose e le tende per oscurare sono fatte di foglie di palma intrecciata raccolte da un legaccio in fibra naturale. Il prezzo è calcolato a persona non a fale e varia dai 60 ai 100 tala cena e colazione samoane incluse. (20-30€ a notte per persona)

Appena arrivati, il tempo non era dei migliori e non prometteva niente di buono per le ore successive, ma prima del tramonto per fortuna il cielo si è aperto e ho potuto assistere, mentre degustavo una orrenda cena samoana su un tavolo sulla sabbia, a uno spettacolo di un minuto scarso, che non avevo mai visto e che credo ricorderò a lungo. Tre arcobaleni completi. Uno sull’altro. Due avevano origine nello stesso punto ma avevano curvature differenti, il terzo invece era più ampio e più alto e molto meno visibile degli altri due ma comunque completo. Forse riesco a recuperare una foto!

Dopo questo noi 3 ci siamo diretti all’estremità più a ovest della spiaggia per assistere al tramonto, e con nostra grande sorpresa abbiamo trovato un piscina naturale con tanto di acqua marina tiepida giacché era stata esposta al sole tutto il giorno.

Dopo il tuffo del sole nell’oceano il cielo era completamente sgombro di nuvole e l’aria era tersa… e noi eravamo sotto una stellata di quelle che si vedono poche volte. Sembrava di essere in un planetario in 3D. Purtroppo avevo dimenticato la carta del cielo in ufficio, ma direi che è un problema relativo.

Così tra una chiacchiera, una fetta di torta ancora birre, un bagno in notturna e diversi countdown per la mezzanotte, la notte è passata velocemente, anche perché all’una noi tre eravamo praticamente gli unici ancora svegli, quindi in realtà è stato tutto piuttosto breve. In realtà noi 3 siam stati a guardar stelle cadenti e prendere in giro i peacecorp fino oltre le 2 e mezza del mattino.

Meno di due settimane

Scusate la prolungata assenza ma sono veramente impegnato col lavoro giacché ho molte cose da chiudere prima della mia partenza. ho già scritto diversi post devo solo rileggerli e pubblicarli. spero domani di trovare un po’ di tempo.
Altrimenti dovrete accontentarvi dei miei racconti al ritorno, e non manca molto!